I racconti del lavoro invisibile è un opera-progetto di contaminazione tra diverse discipline artistiche che intende esplorare in chiave crossmediale le trasformazioni del lavoro contemporaneo a partire dalle donne, dalla natura gratuita, flessibile, affettiva e relazionale del loro operare: dimensioni di cura trasformate in pratiche produttive che hanno riformulato l’intera struttura del mondo del lavoro, coinvolgendo allo stesso tempo donne e uomini.

Interim di Jonathan Zenti

di / 16 febbraio 2015

Sarà possibile ascoltare Interim di Jonathan Zenti il 19 febbraio 2015, alle 17.30, alla Casa internazionale delle donne, in occasione di Parole e immagini – Mi piego ma non mi spezzo

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L’incontro Parole e immagini – Mi piego ma non mi spezzo, offre anche l’occasione per ascoltare un audio documentario, narrazione del reale per la radio, tessitura sapiente di parole, suoni d’ambiente, a volte un po’ di musica, che ci fa vivere la realtà immaginandola con la nostra fantasia via via che la trama del racconto si dipana.

Interim, pluripremiato audio documentario di Jonathan Zenti, trasformato anche in performance dal vivo, è stato realizzato nel 2006 e, come il titolo rivela, racconta del lavoro ad interim, il lavoro interinale.

Nel 1996 una sentenza della Corte Europea obbliga il Governo Italiano a inserire nella propria legislatura delle norme che liberalizzino il sistema delle assunzioni. Nasce così il famoso“pacchetto Treu”, un insieme di leggi che inserisce nella contrattazione “la flessibilità”, sottoforma di contratti a tempo derminato, contratti di collaborazione coordinata e continuativa (i co.co.co) e soprattutto il lavoro interinale.

Dieci anni dopo Jonathan Zenti si fa assumere come lavoratore interinale in una grande azienda di raccolta e smistamento di ricambi d´auto. Per due mesi registra ciò che accade all´interno del magazzino e tra i colleghi, i rapporti con gli operatori di agenzia e raccoglie le storie dei lavoratori flessibili impiegati in azienda.

La flessibilità, che avrebbe dovuto rilanciare l’economia grazie a una pressione fiscale inferiore per le imprese, porta, dopo dieci anni, alla più grande crisi economica del nuovo secolo. Come è potuto accadere? La crisi è reale o è un sistema costruito per realizzare una ristrutturazione mondiale del mercato del lavoro? E chi ci ha rimesso, alla fine? Queste le domande dalle quali è partito Zenti per la relizzazione del suo audio documentario.

Nell’audio documentario non ci sono immagini, non c’è l’immediatezza di un post sui social network o la densità di un quotidiano. Zenti spiega bene i pregi dell’audio documentario nell’introduzione alla rubrica settimanale dedicata a questo prodotto culturale che ha recentemente inaugurato sul sito di Internazionale: “…l’ascolto ha un binario di narrazione esclusivo, di cui gli altri modi di fare e consumare informazione non dispongono. […] Ha quell’assenza di campo e quel tempo necessario a tirare le fila degli elementi di una storia, a descriverne le relazioni, a esplorarne e spolverarne gli angoli. Spesso le notizie che consumiamo attraverso i tweet, i post, i quotidiani al bar e i video su YouTube, si accalcano ai lati dei nostri racconti come una palla di fili annodati di cui non troviamo né la cima né la fine. Hanno un senso, un colore, presi uno per uno, ma visti insieme non formano un racconto sensato. Il tempo dell’ascolto ci consente di sbrogliare quei fili e di uscire dall’esperienza uditiva non solo con la matassa in parte ordinata, ma anche con l’inizio di una sciarpa ben fatta”.

Senza essere visibili, i lavoratori interinali di Jonathan Zenti sono molto, molto reali.

 

Via della Lungara 19 - Roma (Casa internazionale delle donne - Sala Carla Lonzi)
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