I racconti del lavoro invisibile è un opera-progetto di contaminazione tra diverse discipline artistiche che intende esplorare in chiave crossmediale le trasformazioni del lavoro contemporaneo a partire dalle donne, dalla natura gratuita, flessibile, affettiva e relazionale del loro operare: dimensioni di cura trasformate in pratiche produttive che hanno riformulato l’intera struttura del mondo del lavoro, coinvolgendo allo stesso tempo donne e uomini.

Doppio sguardo sul femminismo. Primo Moroni e Ida Faré. Anno 1987

di / 18 febbraio 2015

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Un prezioso documento d’archivio, registrato nel 1987, getta uno sguardo retrospettivo, a due voci, insieme sintetico e analitico, pieno di humour e di “personale” che diventa politico, sull’irrompere del movimento delle donne nella scena politica italiana a cavallo tra la fine degli anni Sessanta e gli anni Settanta.

Primo Moroni, scrittore, libraio e intellettuale, punto di riferimento della sinistra extraparlamentare, apre nel 1971 la libreria Calusca nel quartiere Ticinese (dal 1996 nel centro sociale Cox 18 di via Conchetta 18, dove è oggi anche conservato l’Archivio Primo Moroni), e scopre attraverso le clienti della libreria tutto un mondo di libri “molto diversi da quelli che leggevamo noi” (sottinteso “uomini”). Primo fra tutti, trovato “in giro, non so nemmeno come, un opuscolo verde” pubblicato da Rivolta Femminile: Sputiamo su Hegel di Carla Lonzi.

La libreria Calusca sarà la prima a Milano a riservare, non senza qualche malumore tra i vari soci della libreria, un intero reparto ai libri delle donne, negli anni in cui “si comincia a vendere moltissimo Il sescondo sesso di Simone De Beauvoir”, che ci aveva messo oltre un decennio per esaurire la prima edizione, uscita negli anni Cinquanta.

Nel 1987 lo intervista Ida Faré, architetta, scrittrice e casalinga, docente universitaria e animatrice negli anni Novanta del Gruppo Vanda, comunità accademica femminile presso la facolta di Architettura del Politecnico di Milano che puntava a ripensare la città secondo una prospettiva di genere e che ha formulato il concetto di intelligenza domestica. Dalla “parola magica: il personale e poitico” (Moroni) allo sconquasso dentro il personale (coppie, famiglie, relazioni) e dentro il politico (nei collettivi e gruppi della sinistra extraparlamentare, soprattutto, come ricorsa Ida Faré), al “rifiuto delle modalità di fare politica ancora gerarchiche” con una “contestazione da parte delle donne” che si manifestava sempre con una dichiarazione “emotiva” da parte delle donne: un semplice e chiaro “io mi sento male, io mi sento a disagio”.

Da quel disagio sono nate anche le riflessioni che hanno portato alla definizione di “femminilizzazione del lavoro”, che getta uno sguardo nuovo, ma radicato in quegli anni di femminismo militante e di massa, sulla condizione contemporanea del lavoro.

Il filmato da vedere nell’archivio online di Cox18.

 

 

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