I racconti del lavoro invisibile è un opera-progetto di contaminazione tra diverse discipline artistiche che intende esplorare in chiave crossmediale le trasformazioni del lavoro contemporaneo a partire dalle donne, dalla natura gratuita, flessibile, affettiva e relazionale del loro operare: dimensioni di cura trasformate in pratiche produttive che hanno riformulato l’intera struttura del mondo del lavoro, coinvolgendo allo stesso tempo donne e uomini.

Alle radici del lavoro invisibile. Il lavoro delle donne

di / 24 febbraio 2015

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Pubblicato su Il lavoro culturale nell’ambito della collaborazione con I racconti del lavoro invisibile, una riflessione sull’architettura del lavoro femminile come archetipo dell’architettura della quotidianità contemporanea.

 

Per raccontare il lavoro invisibile nel presente è necessario posizionarsi tra i pieni e i vuoti di una narrazione sul lavoro che sta a cavallo tra la retorica del discorso pubblico e le analisi più o meno lucide degli ultimi vent’anni. Una narrazione che ha costruito l’immaginario del lavoro e della sua trasformazione, senza mai decretarne la fine: dal lavoro al centro del disegno costituzionale, come presupposto di cittadinanza piena, fino alle riforme del mercato del lavoro nel nome della flessibilità e del dettame europeo (vedi jobs act); dalla promessa della piena occupazione, pilastro dello stato sociale, fino alla disoccupazione crescente raccontata in numeri e indicizzata sui generi e sulle generazioni.

Posizionarsi significa riconoscere il confine tra cosa è considerato lavoro e cosa non lo è, in quei vuoti che lasciano uno spazio di azione e di pratica. Le vite le troviamo lì, a tenere in piedi lo stato sociale, a inventare strategie di libertà e reti di condivisione, a sostenere con le esperienze i numeri del lavoro che scompare.

Riconoscere il lavoro che lavoro non è, nominarlo, farlo esistere, renderlo visibile e farne una questione politica, è stata una delle fortune del femminismo…

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