I racconti del lavoro invisibile è un opera-progetto di contaminazione tra diverse discipline artistiche che intende esplorare in chiave crossmediale le trasformazioni del lavoro contemporaneo a partire dalle donne, dalla natura gratuita, flessibile, affettiva e relazionale del loro operare: dimensioni di cura trasformate in pratiche produttive che hanno riformulato l’intera struttura del mondo del lavoro, coinvolgendo allo stesso tempo donne e uomini.

Prima serata!! Foto gallery

di / 27 febbraio 2015

Ancora 2 giorni, venerdì 27 e sabato 28 febbraio per vedere dal vivo I racconti del lavoro invisibile  alla Casa internazionale delle donne.

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I racconti del lavoro invisibile hanno preso il via giovedì 26 febbraio alla Casa internazionale delle donne.

Un percorso che si addentra nei meandri di questo edificio un tempo destinato alla rieducazione delle donne devianti e oggi sede dei movimenti femministi, per farli risuonare delle voci, dei canti e dei rumori di chi vi lavora quando nessun altro calca i suoi corridoi e frequenta le sue sale, vale a dire le donne che fanno le pulizie, nell’installazione sonora di Andrea Giuseppini, che accoglie e sorprende chi sale al primo piano e da lì raggiunge il terzo piano, dove sono le celle di reclusione, normalmente non accessibili al pubblico.

Un percorso che fa tappa nella piccola Sala riunioni al piano terra, trasformata occasionalmente in cineclub, dove si è accolti da I racconti del lavoro invisibile – Lab, loop dei cortometraggi realizzati dal laboratorio audiovisivo che tracciano ritratti di lavoro invisibile o quasi (Beatrice, Margarita, Giovanna e le altre) insieme ad alcuni filmati dell’Archivio audiovisivo del movimento operaio e democratico, selezionati e rimontati per l’occasione, come Il gesto femminista abbinato a un brano tecno della giovane compositrice e DJ MM2 della Blackwater Label, documentazione preziosa della forza del movimento femminista negli anni Settanta, quello da cui è scaturita la stessa Casa internazionale delle donne.

Questi contributi resteranno per sempre nella Casa internazionale delle donne, grazie al percorso di realtà aumentata accessibile attraverso QR code, sui pannelli disseminati negli ingressi, lungo i corridoi, nel cortile.

Quando arriva il buio, si accende finalmente il grande proiettore e parte Lavoratoio opera multimediale site specific, costruita da Antonio Venti e Carlo Antonicelli con i/le partecipanti del laboratorio audiovisivo. Dal Quarto stato di Pelliza da Volpedo emerge la donna multitasking, flessibile, dinamica, e sempre di corsa che l’illustratrice Chiara Mangia ha disegnato per il logo del progetto, e predono nuova vita i film Giovanna di Gillo Pontecorvo, Essere donne di Cecilia Mangini, Sabato domenica e lunedì e Analisi del lavoro di Ansano Giannarelli. Una carrellata che dagli anni Cinquanta attraverso i Sessanta del boom economico e dell’occupazione femminile di massa, per vibrare nelle affermazioni perentorie del manifesto di Rivolta femminile tratto da Sputiamo su Hegel e approdare al precariato di oggi, in cui però è finalmente possibile anche per una donna, sognare di fare l’astronauta.

Ultimo appuntamento, tutti i giorni alle 21, la presentazione live di The wor-K-LD-DS experiencedla traduzione artistica della ricerca dei gesti del lavoro nello spazio pubblico che Maria Chiara Calvani ha realizzato percorrendo a piedi quartieri più periferici e meno ovvi, fermandosi a chiacchierare con sconosciuti che “lavoravano” (o anche no, perché anche la disoccupazione è un aspetto del lavoro) n 16 passeggiate di 10 km ciascuna.

In un film pieno di humour, in una mappa densa di contributi fotografici e video, e in un delizioso libro grafico, realizzato con il contributo di Tommaso Battista, il lavoro (wor-K), il mondo (wor-LD) e le parole (wor-DS) sperimentate dall’artista intrigano, divertono, emozionano, e fanno scoprire una città che sta tutta intorno a noi, anche se potremmo non accorgercene mai. Compreso un giro sul trattore e una arrampicata su una gru.

Qui la foto gallery, realizzata da Benedetta Del Piano.

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