I racconti del lavoro invisibile è un opera-progetto di contaminazione tra diverse discipline artistiche che intende esplorare in chiave crossmediale le trasformazioni del lavoro contemporaneo a partire dalle donne, dalla natura gratuita, flessibile, affettiva e relazionale del loro operare: dimensioni di cura trasformate in pratiche produttive che hanno riformulato l’intera struttura del mondo del lavoro, coinvolgendo allo stesso tempo donne e uomini.

The wor-K-LD-DS experienced – Live!

di / 2 marzo 2015

The wor-K-LD-DS experienced di Maria Chiara Calvani è stato presentato alla Casa internazionale delle donne il 26, 27 e 28 febbraio 2015.

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Maria Chiara Calvani è sempre emozionatissima. Per tutte e tre le sere, mentre nel cortile pulsa attutita la colonna sonora di Lavoratoio, la Sala Simonetta Tosi della Casa internazionale delle donne si riempie di persone curiose di scoprire cosa si cela dietro questo titolo difficilmente pronunciabile, The wor-K-LD-DS experienced.

Ed ecco la mappa in cui il lavoro, il mondo e le parole sperimentate da Maria Chiara Calvani prendono forma. La si naviga online su un immensa tela, ingrandendo via via i tanti quadratini disposti lungo le linee tracciate da Maria Chiara per legare i diversi modi in cui i gesti di cura si manifestano nello spazio urbano, che mostrano immagini dei quartieri attraversati oppure, lanciando i brevi video, portano nella sala le voci delle persone incontrate.

In sala sono presenti alcuni di questi protagonisti: così Hugo Velasquez e la sua famiglia raccontano dal vivo della fatica per ripulire gli argini dell’Aniene, insieme agli altri “orticoltori urbani”. Della gioia di veder nascere dalla terra purificata con calce biologica “lattughe buonissime” e “carote, cetrioli”. E di come, su questo fazzoletto di terra “strappato a forza ai calcinacci e ai blocchi di cemento, certe volti sepolti anche a un metro di profondità”, ora i 3 bimbi dal perfetto accento romano possono imparare “la cura della terra, il senso di un tempo lento, quello che ci mettono le piante a crescere” mentre a pochi metri scorre frenetica la vita della città.

Eva Armeni, sarta in quel di Garbatella, felicemente sorpresa dall’incontro con Maria Chiara “e da quel suo interesse sincero per il lavoro, per come si fa, per la tecnica che ci vuole”, il riconoscimento che una cucitura dritta o un orlo che non penzola “sono frutto di cura, di mestiere”.

O l’allegra truppa dell’Orto sinergico del Parco di Aguzzano, 5 delle 19 persone coinvolte in questo esperimento, “che è nato proprio per favorire l’incontro con le persone che frequentano il Parco, in un lembo di terra avuto in concessione dal Demanio” e nell’incontro con Maria Chiara “si materializzava anche questa nostra aspirazione, che l’Orto sia un’occasione per costruire relazioni”.

O Eliana Capiato, architetta che ha documentato il lavoro di Maria Chiara, “e grazie a lei ho riscoperto il mio quartiere, che avevo conosciuto solo da bambina con mia nonna, perché la mia vita era sempre stata tutta “in centro”, prendevo il motorino e via, e invece anche sulla Tuscolana, a Don Bosco, a Cinecittà c’è un sacco di vita”.

O Valentina Frasghini, architetta anche lei, che ha accompagnato Maria Chiara a Torpignattara. E “grazie a Maria Chiara ho potuto ridurre la distanza con cui osservo il quartiere dove abito per la ricerca sulla trasformazione dello spazio urbano che sto conducendo. E sperimentare come cambia questo spazio, quando si popola di storie, della vita concreta delle persone, delle loro voci”.

Intanto passa di mano in mano l’enciclopedia illustrata nella quale, con l’aiuto di Tommaso Battista, Maria Chiara ha dato forma creativa ai dati raccolti negli incontri fatti camminando a Torpignattara, Cinecittà, Quadraro, lungo la Nomentana e la Salaria, a San Basilio, a Garbatella. Si scopre così che nella grande città c’è chi alleva conigli, chi produce miele, chi si prende cura delle anime con la preghiera, che sia in una chiesa o nel tempio buddista, chi fa i conti con contratti di lavoro che mascherano a malapena lo sfruttamento, se non addirittura il lavoro nero…

Il pezzo forte è però la proiezione del video The wor-K-LD-DS experienced. Perché qui il presupposto del progetto, “sperimentare mettendo in gioco il mio corpo, camminando e imparando, dunque praticando, i gesti del lavoro, i gesti del prendersi cura, nello spazio urbano”, come spiega in apertura Maria Chiara, si manifesta in tutta la neorealistica forza del bianco e nero.

Ed ecco l’artista imparare da Fabio a lavare le scodelle con cui si dà da mangiare ai gatti, da Liliana a passare lo straccio “sempre in orizzontale, se no le mattonelle non vengono lucide”, da  Barbara Bensi a piantare una pianta nel bancale dell’orto sinergico aiutata dal manico di un cucchiaio, rincalzando con delicatezza la paglia, da Marcello di Gazzébike al Quadraro a cambiare un pneumatico di bicicletta, “che va sempre gonfiato a mano, perché è meglio”, nonostante la fatica. E salire sul braccio mobile che la porta a 5 piani d’altezza per dare una passata di rullo sul nuovo murales che l’associazione Walls sta realizzando a San Basilio, o infine, invidia di tutti/e in sala, guidare il trattore del Signor Renato in uno squarcio di campagna che resiste all’invadenza dei palazzoni a ridosso del Raccordo Anulare.

La foto gallery delle presentazioni di The wor-K-LD-DS experience è stata realizzata da Benedetta Del Piano.

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