I racconti del lavoro invisibile è un opera-progetto di contaminazione tra diverse discipline artistiche che intende esplorare in chiave crossmediale le trasformazioni del lavoro contemporaneo a partire dalle donne, dalla natura gratuita, flessibile, affettiva e relazionale del loro operare: dimensioni di cura trasformate in pratiche produttive che hanno riformulato l’intera struttura del mondo del lavoro, coinvolgendo allo stesso tempo donne e uomini.

Pulito invisibile, ovvero… Live!

di / 2 marzo 2015

Pulito invisibile, ovvero “sono passata di qua”. Frammenti sonori, installazione sonora site specific realizzata da Andrea Giuseppini, è stata allestita alla Casa internazionale delle donne il 26, 27 e 28 febbraio 2015.

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Dapprima c’è la difficoltà di trovarla, l’installazione sonora di Andrea Giuseppini. Perché interpretando con pienezza l’invito a “valorizzare luoghi poco conosciuti” del Bando “Roma Creativa” che ha finanziato il progetto I racconti del lavoro invisibile, Andrea è andato a scovare “luoghi poco conosciuti, perché poco accessibili” dentro la stessa Casa internazionale delle donne, e dentro ci ha sistemato i suoni del lavoro invisibile per eccellenza, quello che si fa quando gli ambienti sono vuoti, giorno per giorno, per pulirli.

Poi c’è la sorpresa, per la bellezza di questi luoghi segreti: dei lunghi corridoio ribassati con le arcate in evidenza, i pavimenti di cotto, le pesanti porte delle celle, con il chiavistello solo all’esterno, dove venivano rinchiuse le donne devianti che dovevano fare penitenza, le alte finestre da cui appena si scorge il cielo.

Luoghi che avevano, e in parte ancora hanno, una loro vita. Corridoio che portano ad Archivia, in cui si conserva la straordinaria memoria del femminismo a Roma (e non solo), ascensori che arrivano al terzo piano, con la sua minuscola terrazza affacciata sul Gianicolo e sui bracci austeri e un po’ inquietanti del Carcere di Regina Coeli.

Luoghi che vengono dunque regolarmente puliti. Un lavoro invisibile per eccellenza, quello delle pulizie dei luoghi aperti al pubblico, perché si fa prima che negli spazi in questione la vita quotidiana cui sono destinati riprenda il suo ritmo.

Per realizzare Pulito invisibile, ovvero “sono passata di qua”. Frammenti sonoriAndrea Giuseppini ha dunque seguito Concetta, che fa le pulizie alla Casa internazionale delle donne, e Anna che invece si prende cura dell’Archivio audiovisivo del movimento operaio e democratico presso la Centrale Montemartini, per cogliere suoni e rumori del loro lavor, per ascoltare il loro punto di vista “su un mestiere fondamentale, perché diciamolo, siamo noi che teniamo pulita Roma!”, un mestiere ancora in larga parte femminile, “che avrebbe bisogno di maggiore riconoscimento”.

Così, chi approfitta del bagno al primo piano e nell’urgenza non legge i cartelli piazzati ai lati della porta che illustrano l’installazione sonora – Cambio di asciugamano 2 min. | loop e Il lavandino otturato 30 sec. | loop – viene colto “nel bel mezzo, da certe voci, certi rumori, che venivano da non so bene dove… e insomma, sono rimasta a bocca aperta!”. Perché “su questo posto girano pure certe voci… storie di fantasmi, con tutto quello che le donne ci hanno sofferto!”.

Poi, superato l’imbarazzo e sciolto in una risata l’equivoco, prendendo l’ascensore prontamente illustra agli altri passeggeri attoniti dal fruscio della Scopa al lavoro che “si tratta di un’installazione, fa parte dell’opera d’arte”.

Ed ecco che l’installazione sonora prende ampiezza quando si arriva nelle celle. Nella prima si intrecciano le voci di Anna e Concetta, il tintinnare delle chiavi che aprono tutte le porte, il cigolio del carrello con scope, strofinacci e prodotti per pulire, i sospiri quando la stanchezza si fa sentire, per un lavoro “che io ho sempre amato, perché mi dà il pane”.

Nella seconda arriva il canto a distendere gli animi: il canto di una donna delle pulizie, melodie venate di nostalgia che si rivela nell’accento spagnolo, e il canto di una donna che fa le pulizie a casa propria, parole di cantautore che tengono insieme i ricordi personali con quelli di tutta una generazione.

La foto gallery è stata realizzata da Benedetta Del Piano.

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