I racconti del lavoro invisibile è un opera-progetto di contaminazione tra diverse discipline artistiche che intende esplorare in chiave crossmediale le trasformazioni del lavoro contemporaneo a partire dalle donne, dalla natura gratuita, flessibile, affettiva e relazionale del loro operare: dimensioni di cura trasformate in pratiche produttive che hanno riformulato l’intera struttura del mondo del lavoro, coinvolgendo allo stesso tempo donne e uomini.

Dita di dama

di / 26 gennaio 2015

Chiara Ingrao parlerà di Dita di dama insieme a Elisa Cancellieri, una delle operaie della Voxon cui il libro è ispirato, durante l’incontro Parole e immagini – C’era una volta la fabbrica  il 29 gennaio 2015 alle ore 17.30, alla Casa internazionale delle donne

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Millenovecentosessantanove, l’autunno caldo. Cosa poteva capirne Maria? Avevamo diciott’anni, non capivamo niente di niente. A lei l’hanno schiaffata in fabbrica, per volere di zio Sergio; a me all’università a studiare Legge, dopo pianti e strepiti, che io volevo fare la veterinaria. Potevo essere io, a dire a Maria di ribellarsi? Mi sentivo esclusa, dal mondo nuovo che se la stava risucchiando, in un vortice di parole oscure: il cottimo, la bolla, la paletta, i marcatempo… Marca-che? ho chiesto. Che roba è? Boh, non lo so, ha detto Maria. Ma dice che sono i più pericolosi di tutti, ’ sti marcatempo. Chi, lo dice? Mi ci perdevo, in quei suoi racconti arruffati su Mammassunta e le sorveglianti, su Ninanana e gli scioperi, e la milanese, e ’Aroscetta… Fioccavano i soprannomi, fra le operaie. E Maria come l’avrebbero chiamata, con le sue dita di dama e il suo seno sfacciato? Per me ti è andata bene, dicevo io. Buttala a ridere, dicevo; mentre le massaggiavo le tempie e le spalle, messe a mollo nel bagnoschiuma, per cercare di togliersi di dosso la puzza di stagno… E la puzza di fumo? E il consiglio di fabbrica? E la Stira? Una cosa pazzesca, incontrare Peppe in quel modo. E ancora più pazzesco innamorarsene. O no? Io non lo so, perché mi assediano la mente quei tempi frenetici, con tutte quelle cose che ci precipitavano addosso: piazza Fontana, i contratti, lo Statuto dei lavoratori, il divorzio, Reggio Calabria… Io non lo so, perché tutti questi ricordi, perché proprio ora. Se è per l’età, o per il casino che ci succede intorno; o invece soltanto per i casini fra Peppe e Maria, che lui non fa che rovesciarmeli addosso. Io non lo so: so che ci ho lasciato una parte di me, in quei giorni caldi di quarant’anni fa. Allegri e feroci, e più veloci della luce.

 

Chiara Ingrao, nata nel 1949, è sposata con Paolo Franco e ha due figlie, due figliocci, un nipotino e una nipotina. Attualmente è impegnata a tempo pieno come scrittrice e animatrice culturale, con particolare interesse per il lavoro nelle scuole. Le sue precedenti esperienze di lavoro sono molteplici, così come quelle politiche e sociali.

Dopo il coinvolgimento nel movimento studentesco del ’68, dal 1973 al 1978 è stata funzionaria a tempo pieno del sindacato metalmeccanici, e dal 1978 al 1980 dei chimici. A partire dagli anni ’70 ha anche partecipato attivamente al movimento femminista, e dal 1976 in poi è stata una delle promotrici dei nuovi coordinamenti donne del sindacato. Queste esperienze sono fonte del suo primo romanzo, Dita di dama.

Per maggiori informazioni consulta il sito dell’autrice.

 

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