I racconti del lavoro invisibile è un opera-progetto di contaminazione tra diverse discipline artistiche che intende esplorare in chiave crossmediale le trasformazioni del lavoro contemporaneo a partire dalle donne, dalla natura gratuita, flessibile, affettiva e relazionale del loro operare: dimensioni di cura trasformate in pratiche produttive che hanno riformulato l’intera struttura del mondo del lavoro, coinvolgendo allo stesso tempo donne e uomini.

Contiamoci! Ma poi uniamoci!

di / 9 febbraio 2015

Lo spettacolo di teatro forum Contiamoci! è andato in scena il 7 febbraio alla Casa internazionale delle donne.

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Ho assistito con molto spasso alla breve rappresentazione di Contiamoci! nell’ambito del progetto I racconti del lavoro invisibile, molto efficacemente messa in scena alla Casa internazionale delle donne con il metodo del Teatro dell’Oppresso: un sindaco – l’ineffabile Pompolotti, “il mio sindaco, il tuo sindaco, il sindaco di tutti” – alla ricerca di un ghostwriter disponibile a preparargli un discorso politico senza contratto né certezza di pagamento, dei/lle giovani alle prese con i tagli del budget destinato al loro progetto, il pesante effetto dei tagli di bilancio sugli operatori dei servizi sociali.

Questi temi attualissimi sono stati brillantemente presentati con acuta ironia a un pubblico chiamato a partecipare da un bravissimo Olivier Malcor, secondo la pratica del teatro forum. 
Numerosi gli interventi della platea, che evidenziavano uno smarrimento generazionale e a tratti una impotenza immaginativa di soluzioni adeguate a consentire una tutela e una valorizzazione della propria competenza, ancor più della difesa di un diritto a vedere remunerato il proprio impegno.

Il mio personale intervento sul palco, dove ci era chiesto di sostituire uno degli attori per proporre una soluzione al problema presentato, mi ha visto nel ruolo di una lavoratrice tra tre “risorse umane”, posta di fronte a un dimezzamento dei fondi necessari a realizzare un progetto finanziato.

La mia decisa proposta di suddividere i fondi rimasti fra tutti i lavoratori, e di non concepire neppure l’idea di doverne licenziare qualcuno, il mio richiamo ai contratti di solidarietà che si attuano in moltissime aziende in crisi nell’Italia di oggi, la mia osservazione che senza l’unione delle forze neppure i precari usciranno dalla loro pesantissima condizione hanno suscitato un forte applauso: confermato poco dopo dall’entusiastico ringraziamento del giovane attore che impersonava il presidente della società chiamato a fare i tagli dalla riduzione forzosa del budget, grato che avessi proposto quella soluzione.

Tutto ciò mi ha indotto a diverse riflessioni.

È drammatico che la condizione di precarietà si traduca in una solitudine e in una perdita di autostima, che ci conduca a combattere i nostri simili per tutelare noi stessi; è ovvio per noi che siamo cresciuti nel secolo scorso l’idea che uniti si vince o quantomeno che uniti si regge meglio allo scontro, ce lo hanno insegnato le lotte operaie e le società di mutuo soccorso della fine dell’800, lo abbiamo sperimentato nella nostra vita lavorativa. Ma chi lavora in solitudine , sotto ricatto, senza certezze nè conoscenze nè condivisioni che noi raggiungevamo sul posto di lavoro, non sa dove rivolgersi , nè a chi, non conosce i propri diritti ne è consapevole di averne.

Ben venga allora una pratica teatrale che ci fa sorridere ma scatena anche una riflessione collettiva, e fa scaturire risposte; esistono forme di collegamento per i precari, ci sono legali pronti a sostenerli gratis fino alla vittoria in giudizio, sono reperibili alle Officine Zero a via di Portonaccio, lo ha suggerito qualcuno in sala. È possibile rifiutarsi di lavorare senza contratto, se lo faremo in tanti sarà più probabile che ciascuno ottenga il risultato. Importantissimo è proporsi con forza e dignità.

È fondamentale ricreare una speranza e far rinascere l’autostima, in occasioni come queste si innescano processi che produrranno effetti a catena. Attraverso il teatro forum, il lavoro politico che sta dietro questa serata può raggiungere più facilmente e profondamente le persone indifese e offese perchè le mette in gioco e le aiuta a vedersi come parte di una vastissima platea che prova le stesse difficoltà ed è vittima degli stessi meccanismi di sfruttamento.

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