I racconti del lavoro invisibile è un opera-progetto di contaminazione tra diverse discipline artistiche che intende esplorare in chiave crossmediale le trasformazioni del lavoro contemporaneo a partire dalle donne, dalla natura gratuita, flessibile, affettiva e relazionale del loro operare: dimensioni di cura trasformate in pratiche produttive che hanno riformulato l’intera struttura del mondo del lavoro, coinvolgendo allo stesso tempo donne e uomini.

3D mapping e realtà aumentata

Antonio Venti e Carlo Antonicelli insieme a un gruppo di giovani videomaker utilizzeranno il video, dentro e oltre il documentarismo, attraversando la ricerca di nuove storie, in un raffronto più stretto con l’archivio dell’AAMOD. L’obiettivo è far risaltare contingenze e differenze tra il passato e il presente della condizione esistenziale femminile, a partire dal lavoro. Nella loro ricerca di storie essi si relazioneranno con due network di donne immigrate, Assomoldave e Strane Straniere, attraverso la collaborazione con le giornaliste Federica Araco e Cristiana Scoppa di Babelmed.

Gli strumenti audiovisivi serviranno anche per attraversare ed esplorare le storie comprese negli altri nuclei artistici, con cui Carlo Antonicelli e Antonio Venti interagiranno più costantemente per orchestrare l’implementazione e l’esecuzione di due tecnologie innovative per la fruizione dell’esperienza artistica e culturale, il 3D mapping e la realtà aumentata.

Il processo che porterà il lavoro video dalla fase di produzione a quella di esecuzione passerà per la costruzione di un laboratorio, diretto da Antonio Venti e coadiuvato da Carlo Antonicelli, destinato a far incontrare giovani talenti ed artisti coinvolti direttamente nel progetto I racconti del lavoro invisibile.

Il laboratorio sarà esso stesso un luogo di produzione in cui trasmettere conoscenze e tecniche utili a elaborare e predisporre l’uso del 3D mapping e della realtà aumentata nello spazio Casa internazionale.