I racconti del lavoro invisibile è un opera-progetto di contaminazione tra diverse discipline artistiche che intende esplorare in chiave crossmediale le trasformazioni del lavoro contemporaneo a partire dalle donne, dalla natura gratuita, flessibile, affettiva e relazionale del loro operare: dimensioni di cura trasformate in pratiche produttive che hanno riformulato l’intera struttura del mondo del lavoro, coinvolgendo allo stesso tempo donne e uomini.

Teatro dell’oppresso

Olivier Malcor, attore e drammaturgo franco-olandese, da molti anni concentra il suo lavoro teatrale sulle questioni della differenza di genere, dall’educazione scolastica alla violenza maschile sulle donne. I suoi spettacoli sono ispirati alle tecniche avanguardistiche inventate da Augusto Boal in Brasile e prevedono la diretta partecipazione del pubblico sulla scena, chiamato a contribuire attivamente al farsi della storia e della forma drammaturgica finale.

Nel teatro partecipativo messo in opera da Olivier Malcor non si parte infatti da un testo, bensì da una problematica, da un conflitto, che diventa il generatore primo dell’azione drammatica. Nel momento dell’esecuzione teatrale, il pubblico è costantemente interpellato a reagire alle domande poste dalla scena e può addirittura salire sul palco.

Per questo progetto Olivier Malcor si confronterà con la giovane filosofa e precaria Teresa Di Martino, che alla femminilizzazione del lavoro ha dedicato molti dei suoi studi. L’incontro tra teatro e filosofia si giocherà su un terreno di scoperta e confronto nella realtà performativa del corpo, problematizzando le contraddizioni del mondo del lavoro femminile attraverso l’arte. Da questo connubio nascerà un laboratorio di teatro-filosofia che si svilupperà nell’arco di 5 giorni fino alla rappresentazione finale in cui verranno chiamati a partecipare giovani e meno giovani, uomini e donne, che vivono sulla propria pelle le incertezze della precarietà esistenziale, oltre che lavorativa.