I racconti del lavoro invisibile è un opera-progetto di contaminazione tra diverse discipline artistiche che intende esplorare in chiave crossmediale le trasformazioni del lavoro contemporaneo a partire dalle donne, dalla natura gratuita, flessibile, affettiva e relazionale del loro operare: dimensioni di cura trasformate in pratiche produttive che hanno riformulato l’intera struttura del mondo del lavoro, coinvolgendo allo stesso tempo donne e uomini.

Il team

Il progetto I racconti del lavoro invisibile è realizzato da un team multidisciplinare, nel quale si intrecciano competenze diverse: dalla produzione audiovisiva, alla progettazione multimediale, dal giornalismo al teatro, dalla sociologia alla formazione. L’obiettivo è sperimentare  un nuovo modo di lavorare nel settore culturale, in cui l’invisibile diventi visibile, e in cui dare forma a una nuova economia della condivisione.

Andrea Giuseppini

Andrea Giuseppini | Crea i percorsi sonori e gli audio documentari

Ho iniziato a lavorare con il suono per caso quando ancora il mondo era analogico, le voci scorrevano su di un nastro e per fare un montaggio si usavano soprattutto le orecchie e le mani.  Da allora ho realizzato diverse inchieste, reportage e documentari per le radio e per il web. Nonostante la tecnologia nel frattempo sia mutata parecchio, le orecchie, nel senso dell’ascolto, restano lo strumento cruciale.

Antonio Venti

Antonio Venti | Coordina il laboratorio di formazione audio visiva per il 3D mapping e la realtà aumentata

Ho compiuto 18 anni nel 1968 in una città tra Roma e Firenze, che perciò non è né Roma né Firenze. Ho iniziato il percorso nel mondo delle immagini in movimento nei successivi anni ’70, perché tutti volevano fare l’audio ma siccome non c’era mai posto mi sono dovuto accontentare. Successivamente il video è diventato il mio lavoro e ho realizzato un centinaio, forse più, di documentari per industrie, università e altri, di cui resta poca documentazione. Tracce di questi lavori affiorano nel rimontaggio di tutti questi video, che ho rieditato secondo principi e procedure deterministiche di riaggregazione delle immagini. Alcuni di questi sono stati presentati pubblicamente, altri occupano spazio in appositi scaffali.

Superato il 2000, insieme a un musicista e un fotografo, creo il gruppo formazero che mette alla base del suo lavoro sia la forma che lo zero. Operazione intesa come riduzione e tendenza all’annullamento del proprio intervento estetico artistico. La pratica del gruppo è cosi efficace che dopo pochi anni il gruppo si scioglie e continuo la mia strada da solo. Il mio lavoro ora prende forma in sistemi di proiezioni di grandi e grandissime dimensioni, ma anche piccole.

Abito a Roma in via Merulana e i più spiritosi mi chiedono: ma Ingravallo lo incontri mai? E io rispondo: no, quasi mai.

Carlo Antonicelli

Carlo Antonicelli | Project manager, realizza riprese e montaggio video ed è assistente di Antonio Venti nel laboratorio di formazione audiovisiva

Da piccolo sognavo di fare l’archeologo. Mi piaceva capire cosa c’era sotto le cose. Poi ho capito che volevo solo raccontare storie. Da allora realizzo video, cortometraggi e documentari. Sono nato e cresciuto in Puglia e sono arrivato a Roma per studiare. Qui ho avuto la fortuna di incontrare Roberto Sardelli, una di quelle persone che ti fa cambiare il modo di guardare e attraversare il mondo. Mi sono formato nel campo della arti performative con il Teatro dell’Oppresso portando in scena alcuni spettacoli come co-autore e attore (La Spremutina Africana, sulle violenze ai danni degli immigrati a Rosarno, Capitale Umano, sul precariato). Ho partecipato alla mise en espace di Sette Bambine Ebree di Caryl Churchill al Teatro Valle sotto la direzione di Marta Gilmore e al workshop dei Motus, Mucchio Misto nel dicembre 2012. Ho collaborato alla creazione del laboratorio cittadino Co.Co.Me.Ro insieme a Lorenzo Romito (Stalker/ON) e Davide Franceschini.

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Chiara Mangia | Ha creato il logo e le illustrazioni del progetto

Sono nata nel 1971, dopo il liceo classico ho conseguito il diploma triennale di illustrazione Icei  e mi sono specializzata frequentando corsi brevi all’Accademia di Belle Arti di Macerata (Ars in Fabula) e alla Scuola internazionale di Sarmede.  Ho lavorato nel  laboratorio d’artigianato “Forme” e nei due studi di cartoni animati “Digitrace” (confluito successivamente in Rainbow-cgi)  e  “Matitanimata”, passando dalle tecniche di animazione digitali alle tradizionali. Attualmente disegno freelance presso il co-working  “Officine Libetta”.

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Cristiana Scoppa | Cura il coordinamento delle attività e la comunicazione

Tutto è cominciato progettando un itinerario turistico dal titolo “Le donne a Roma” per il tour operator di famiglia, Archaeology Travel Service, dall’antichità ai giorni nostri. Ho incrociato il femminismo incarnato di donne che vivono intorno a me e di cui non sapevo nulla… però con le discriminazioni ci avevo dei conti personali aperti. Mi è sembrata una prospettiva sulla realtà che finalmente chiariva le cose che sentivo, feconda per tutti/e. Sono approdata nella redazione di noidonne dove negli anni Novanta ho cambiato mestiere, diventando giornalista. Dal giornale  alla mobilitazione sul campo con AIDOS, Associazione italiana donne per lo sviluppo (per 12 anni!) e ora con Grandmother Project. Tutte le mie esperienze lavorative sono state cariche di “lavoro invisibile”, che è sempre stato in qualche modo compensato in passione, apprendimento, piacere. Nel 2013 – in piena disoccupazione e campagna elettorale per il sindaco di Roma – incontro il gruppo del Co.Co.Me.Ro. che quando propongo di mettere la doppia desinenza a “cittadini/e” anziché sbuffare come succede quasi sempre, mi dicono: “Ma che buona idea!”. Così inizia l’avventura che mi ha portato a dar vita all’associazione culturale Per e a sperimentare il co-working. Oggi collaboro anche con il magazine online Babelmed.

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Donostia.it | Progetto web

Donostia è il nome basco della città di San Sebastian ed è lì, durante un viaggio, che è nata l’idea di costruire un modo di lavorare diverso, che comprendesse competenze tecniche di alto livello, una cultura e una formazione intellettuale e umanistica, una capacità attiva di trasformazione dei malfunzionamenti della realtà e soprattutto un’identità specifica, da rivendicare sì, ma anche da narrare e far crescere.

L’alternativa tra l’emozionalità dell’artista, la freddezza della tecnica e l’astrattezza dell’intellettuale non è il più delle volte reale, ed è piuttosto determinata soltanto dalle richieste del mercato e del mercato del lavoro, i quali dividono e separano per meglio comprendere bisogni e investimenti e soprattutto, così, per dominarli.
Una simile alternativa è irreale, perché gli esseri umani racchiudono in sé, in vari modi e forme, tutti questi aspetti e rinunciare anche solo ad uno di essi significa irrigidirsi dentro uno schema estrinseco e perdere il libero gioco delle relazioni di cui l’identità è formata.

Federica Araco

Federica Araco | Cura la copertura giornalistica per conto di Babelmed.net

Sono giornalista pubblicista e mi occupo di temi sociali, culturali, ambientali e di dinamiche migratorie. Dal 2008 collaboro con la rivista delle culture del Mediterraneo babelmed.net come redattrice della versione in lingua italiana e traduttrice dal francese e dall’inglese e dal 2014 con la rivista di narrazioni di viaggio The Trip Magazine. Come freelance ho realizzato il fotoreportage Azadi, libertà, sui richiedenti asilo e rifugiati politici curdi del centro socio-culturale autogestito Ararat di Roma, e Draga Mama, cara mamma, sulle badanti moldave in Italia. Negli anni ho collaborato e pubblicato presso: LiMes, Internazionale, Oltreillimes.net, QCode Magazine e LEFT. Cavalcando con coraggiosa sfrontatezza i ritmi folli imposti dal precariato contemporaneo, nel (poco e disarticolato) tempo libero gestisco un centro di yoga, conduco classi di esercizi di bioenergetica nel reparto femminile del carcere di Rebibbia, medito, coltivo un orto sinergico, studio counselling a mediazione corporea e gestisco un bed&breakfast…

Benedetta Del Piano

Lab – Benedetta Del Piano

Al momento non ho un impiego remunerato e studio fotografia digitale. Dopo la laurea in filosofia, con una tesi su Logica e vita nella teoria della storia di Benedetto Croce, ho conseguito un dottorato in scienze sociali. Il lavoro che ne risulta, dal titolo “Il privato è politico? Il conflitto fra vita privata e sfera lavorativa tra cura e conciliazione nel caso dell’Università degli Studi G. d’Annunzio”, è vincitore del XV premio di scrittura femminile “Il Paese delle donne”. Parte integrante della tesi è stata la realizzazione di opere multimediali, grazie a Giuliano Sacco, Silvia Lucarelli e Floriana Cirillo, sul tema della cura e delle pari opportunità. Più recentemente, ho avuto modo di collaborare con la Biblioteca Archivia nella catalogazione della rivista Noi Donne e di partecipare come production manager alla realizzazione del film opera prima di Gianclaudio Cappai “Senza lasciare traccia”. Ricevo molta soddisfazione da quello che faccio; prima o poi, penso, mi pagheranno anche.

Chiara

Lab – Chiara Dainese

Sono nata a Venezia nel 1986. Subito dopo le superiori, senza un motivo in particolare, mi sono trasferita a Torino, dove mi sono laureata in storia del cinema nordamericano e sono diventata vice-presidentessa dell’associazione culturale Fisheye, che si occupa di progetti artistici e cinematografici. Dopo aver passato un anno in Germania, fra Colonia e Berlino, mi sono trasferita a Milano, dove sono stata selezionata per il workshop Film Factory Italia di officine. Sono attualmente iscritta al Centro Sperimentale di Cinematografia di Roma, classe di montaggio. Nel tempo libero lavoro come montatrice freelance e porto avanti i miei progetti personali di documentario e videoarte.

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Lab – Daila Assis

Ho conseguito la laurea in produzione multimediale, cinema, TV e nuovi media all’Università di Belo Horizonte, in Brasile, dove sono nata. Poi ho deciso di venire in Italia, per vedere il paese da cui veniva mia nonna, un sogno che avevo fin da bambina. Ora frequento il Master in produzione audiovisiva all’università RomaTre. Mi rendo conto di essere un po’ una mosca bianca, perché ho già avuto un contratto a tempo indeterminato con una agenzia di pubblicità e casa di produzione cinematografica. In effetti sono stata io a lasciare, per venire a studiare a Roma, per raffinare le mie conoscenze e imparare di più. Credo che la pratica e la sperimentazione siano il modo migliore per assorbire la teoria, per acquisire esperienza e sicurezza necessarie a realizzare un lavoro con professionalità. Ancora meglio se ciò avviene all’ interno di un contesto lavorativo di gruppo, dove la conoscenza può arrivare attraverso il confronto tra persone diverse, con background e profili diversi. Credo di poter contribuire a realizzare il progetto con le mie conoscenze, e credo che il progetto possa fare lo stesso con me, come professionista e anche come donna. Vorrei realizzare film che facciano riflettere le persone.

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Lab – Daut Logua

Sono nato nel 1990 in un bel paese sul Mar Nero, repubblica libera e indipendente che nessuno conosce. Si chiama Abcasia (cercate le informazioni su Google!) e da quando mi ricordo il cinema è stato sempre la mia passione. È il miglior modo per raccontare storie. E non si possono raccontare le storie senza i personaggi. Per questo mi interessano le persone e la loro vita. In Italia sono studente della Rondine – Cittadella della pace e sto per finire il Master di Produzione cinematografica (in breve!) all’Università Roma Tre.

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Lab – Michele Segatto

Al momento sono uno studente di post-produzione video a RomaTre, un ramo di lavoro invisibile per eccellenza, seppur retribuito in certi casi. Mi sono laureato in Comunicazione e Pubblicità all’Università di Trieste, collaboro con One-EyedJack Video, collettivo di videomaker veneto. Il mio lavoro è per la maggior parte non retribuito ed invisibile ma ricco di passione, riconoscimenti, soddisfazioni, legami, nuove scoperte.

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Lab – Milena Fiore

Mi chiamo Carmela (Milena) Fiore, sono nata a Gravina in Puglia ma risiedo a Roma dal 2013. Sono una collaboratrice dell’Archivio audiovisivo del movimento operaio e democratico. In particolare mi occupo di montaggio, acquisizioni e lavorazioni, e faccio parte del gruppo di documentazione AAMOD col quale abbiamo portato avanti diversi progetti, tra cui i video partecipativi coi lavoratori dell’indotto Telecom e con gli abitanti del quartiere di Tor Bella Monaca. La mia formazione barese è impregnata largamente dell’esperienza fatta con l’antropologo Vittorio Pesce Delfino, autore del libro “E l’uomo creò la Sindone”, scienziato e presidente del Consorzio Digamma, presso cui ho tenuto la borsa di ricerca sul 3D stereoscopico e il web. Come componente della WILPF, Women International League for Peace and Freedom, e dell’Associazione AWMR, Donne della Regione mediterranea, ho avuto modo in questi mesi di frequentare anche la Casa internazionale delle donne, a cui poi ho aderito. Sono molto interessata all’uso dei linguaggi cinematografici/audiovisivi per descrivere il mondo del lavoro e affrontare le problematiche che lo riguardano, e mi piacerebbe riuscire a raccontare anche attraverso le immagini l’esperienza dei movimenti delle donne e in generale un punto di vista femminile su queste tematiche.

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Lab – Roberto Zoffoli

Sono uno statistico dal 2011, lavoro come tecnico presso l’Istat e sono specializzato in statistica sanitaria. Da sempre sono appassionato di foto e video, a ogni serata, evento, vacanza con amici e parenti sono sempre pronto a documentare tutto. Questa passione mi ha portato a frequentare un corso professionale di montaggio video. Da diversi anni svolgo attività di volontariato come scout, è un impegno molto oneroso con diverse riunioni, incontri ed attività da preparare ma che mi rende partecipe come cittadino attivo nel mondo che mi circonda. Le mie attività e il mio quotidiano sono arricchite dall’amore per la natura e per la mountain bike.

Sabino Colucci

Lab – Sabino Colucci

Sono un ventisettenne carico di sogni, progetti e voglia di fare. Dopo una laurea triennale in Lettere, indirizzo pubblicistica, e una magistrale in Italianistica, ho continuato gli studi specializzandomi, attraverso corsi di formazione e master, nell’ambito dell’audiovisivo. Attualmente sono nella fase di “indirizzamento” ed “etichettamento” lavorativo. Il lavoro, quello invisibile che porto avanti da un po’, è legato alla mia passione per il cinema, la TV e lo spettacolo a 360°.

Letizia Cortini

Letizia Cortini | Guida il team tra le meraviglie dell’AAMOD

Lavoro dal 2000 alla Fondazione AAMOD curando seminari, corsi, convegni dedicati al trattamento e all’uso didattico delle fonti audiovisive, occupandomi della catalogazione e della valorizzazione del patrimonio dell’Archivio. Sono giornalista pubblicista e per tanti anni, in gioventù, ho collaborato con alcuni periodici, recensendo mostre, rassegne e iniziative culturali. Poi, la passione per la storia del cinema e della fotografia e l’impegno nella conservazione della loro memoria. La prima esperienza all’archivio fotocinematografico dell’Istituto Luce.
Da alcuni anni ho scoperto la gioia di raccontare, mostrare, insegnare agli studenti universitari di discipline archivistiche la bellezza degli archivi di film. Amo la poesia e l’arte. Mi diletto con entrambe.

Maria Chiara Calvani

Maria Chiara Calvani | Lavora sulle pratiche artistiche relazionali nello spazio pubblico

Artista visiva, lavoro principalmente con le installazioni e con il video. Alla base della mia ricerca c’è l’esplorazione della dimensione narrativa proveniente dalle persone che coinvolgo nei miei progetti quali depositarie e portatrici di storie, memorie e vissuti. Sono interessata agli aspetti che caratterizzano il coordinamento di un processo e le dinamiche relazionali che si stabiliscono tra gli elementi di un gruppo; all’elaborazione creativa dei contenuti che emergono da questi processi, prestando particolare attenzione al silenzio, alla pausa, al momento di confronto con l’altro. Negli ultimi tempi mi sono concentrata sulle forme di ritualità nelle diverse culture, sugli elementi comuni che si trovano nei riti alla radice dei culti dei diversi popoli attraverso lo studio di aspetti legati al folklore popolare (fiabe leggende, filastrocche, usi e costumi e aspetti legati all’artigianato) e su ciò che resta di questo immaginario nei comportamenti e nei riti attuali dei gruppi sociali. Sono particolarmente attenta all’elaborazione creativa di questi ultimi attraverso diverse pratiche artistiche contemporanee che di volta in volta danno forma alle mie opere.

Vivo e lavoro a Roma, presso Officinelibetta, COWorking area che ho contribuito a fondare.

Matteo Angelici

Matteo Angelici | Cura il coordinamento generale e l’amministrazione

Nato nel 1980. Laurea in Economia Politica, Master in progettazione e cooperazione allo sviluppo. Lavora e collabora per 2 anni nell’Ong ICS (Consorzio Italiano di Solidarietà), 5 anni nell’ associazione Arci Nazionale e da 3 anni presta la sua testa lucida alla Fondazione AAMOD. Cura da circa 10 anni progetti nazionali, europei e internazionali, anche per questo è stato spedito per mesi in Uganda, Swaziland, Brasile, Colombia, Tanzania. D’inverno indossa sempre un cappello di lana. Dono della sintesi.

Nathalie Galesne

Nathalie Galesne | Coordina il lavoro editoriale

Dopo essermi laureata a Paris VII con una tesi su Marguerite Duras sono sbarcata a Firenze per iniziare un dottorato sul rapporto fra letteratura e psicanalisi. Alla fine non ho finito il dottorato, sono andata a vivere a Roma dove ho cominciato la folle avventura di mettere al mondo ed educare tre figli lavorando. Dopo un paio di contratti in Rai, collaborazioni con varie testate, e tante ‘sole’ romane, ho creato 14 anni fa la rivista on line babelmed.net sulle culture e le società del Mediterraneo. Collaboro inoltre come giornalista al magazine franco-magrebino Le Courrier de l’Atlas e alla rivista Gibraltar. Ho scritto varie pubblicazioni, fra cui nel 2002, Syrie, éclats d’un mythe (ed. Actes Sud), e curato, nel 2009, una ricerca sulla produzione di documentari nei paesi arabi, Telling and broadcasting mediterranean stories, a study on documentary film (ed. Rai Zone). Oltre alla mia militanza e passione per la diversità culturale, insegno il francese da più di 20 anni alla facoltà di Lettere e Filosofia di Arezzo con uno statuto bastardo che mi ha spinto, insieme ad altri colleghi, a lanciarmi in un ricorso in giustizia contro l’Università di Siena, un vero lavoro invisibile per fare riconoscere il proprio lavoro che dura da più di 10 anni.

Olivier Malcor

Olivier Malcor | Conduce il laboratorio di Teatro dell’Oppresso insieme a Teresa Di Martino

Mi sono laureato con una tesi di filosofia sul teatro invisibile delle relazioni umane alla Sorbonne (2002) e ho poi studiato il Teatro Dell’oppresso e il Teatro di Strada in America Latina e Stati Uniti (1999-2003). L’ho praticato per diversi anni a Marsiglia in Francia (2003-2005) e in Africa (2005-2007) per affrontare la violenza maschile sulle donne e i bambini. Ora vivo a Roma dove utilizzo il Teatro dell’Oppresso in diversi ambiti, particolarmente nella lotta per i diritti dei rifugiati, delle donne e dei lavoratori. Collaboro con diverse scuole e università, ospedali e carceri, associazioni e organizzazioni non governative.

Pier Filippo Di Sorte

Pier Filippo Di Sorte | Crea la partitura sonora

Sono nato come musicista e compositore nell’underground romano con diversi pseudonimi: F.elipe, Devianza, 667, Total Valium. Definirei il mio stile minimale e romantico, con una inclinazione oscura e profonda. Amo costruire complesse reti musicali intessute di elementi deep, techno, electro, ambient e noize, privilegiando influenze interiori e suoni caldi all’interno di partiture minimaliste ma intensive, che cercano di tradurre in suono il libero flusso della coscienza, sperimentando e decomponendo le strutture sonore per costruire forme ritmiche nuove e immergere chi ascolta in un loop progressivo tra il melodico e il cadenzato, ma senza mai abbandonare i capisaldi della techno. Per trasformare la musica in un lavoro ho creato la Blackwater Lable. Intanto, resto un precario, nonostante laurea e master. In economia.

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Teresa Di Martino | Conduce il laboratorio teatrale insieme a Olivier Malcor e cura il coordinamento scientifico del progetto

Sono una giornalista pubblicista dal 2007. Mi sono laureata in Filosofia politica con una tesi tra Italia e Spagna sulla femminilizzazione del lavoro. Ho curato, insieme a Sandra Burchi, il libro Come un paesaggio. Pensieri e pratiche tra lavoro e non lavoro, edito da Iacobelli nel 2013. Il mio attuale impiego, quello retribuito, è di addetta stampa di un comune in provincia di Roma, fino a giugno. Ma sono e faccio altro, per desiderio, per passione, per responsabilità: sono femminista, dirigo la rivista DWF, faccio parte della redazione di Iaph Italia, gestisco uno Sportello Donne, sono nel collettivo romano Femministe Nove. Faccio riunioni, tante, e scrivo report, molti. Curo le relazioni, scrivo e leggo mail, studio (quando riesco), organizzo seminari, incontri, assemblee, scrivo bozze di protocolli, inviti, richieste, sistemo carte e documenti, spedisco e ricevo riviste e libri. Un lavoro enorme, spesso invisibile, a volte carico di riconoscimenti, sempre gratuito.