I racconti del lavoro invisibile è un opera-progetto di contaminazione tra diverse discipline artistiche che intende esplorare in chiave crossmediale le trasformazioni del lavoro contemporaneo a partire dalle donne, dalla natura gratuita, flessibile, affettiva e relazionale del loro operare: dimensioni di cura trasformate in pratiche produttive che hanno riformulato l’intera struttura del mondo del lavoro, coinvolgendo allo stesso tempo donne e uomini.

Antonio Venti | Coordina il laboratorio di formazione audio visiva per il 3D mapping e la realtà aumentata

Antonio Venti

Ho compiuto 18 anni nel 1968 in una città tra Roma e Firenze, che perciò non è né Roma né Firenze. Ho iniziato il percorso nel mondo delle immagini in movimento nei successivi anni ’70, perché tutti volevano fare l’audio ma siccome non c’era mai posto mi sono dovuto accontentare. Successivamente il video è diventato il mio lavoro e ho realizzato un centinaio, forse più, di documentari per industrie, università e altri, di cui resta poca documentazione. Tracce di questi lavori affiorano nel rimontaggio di tutti questi video, che ho rieditato secondo principi e procedure deterministiche di riaggregazione delle immagini. Alcuni di questi sono stati presentati pubblicamente, altri occupano spazio in appositi scaffali.

Superato il 2000, insieme a un musicista e un fotografo, creo il gruppo formazero che mette alla base del suo lavoro sia la forma che lo zero. Operazione intesa come riduzione e tendenza all’annullamento del proprio intervento estetico artistico. La pratica del gruppo è cosi efficace che dopo pochi anni il gruppo si scioglie e continuo la mia strada da solo. Il mio lavoro ora prende forma in sistemi di proiezioni di grandi e grandissime dimensioni, ma anche piccole.

Abito a Roma in via Merulana e i più spiritosi mi chiedono: ma Ingravallo lo incontri mai? E io rispondo: no, quasi mai.